Antonio-Ingrosso-I-Salentini-parliamo-di-cucina

Un angolo di Salento nel cuore di Milano. ‘I Salentini’ è un vero e proprio ritrovo dove vivere un’esperienza gastronomica, gustando i prodotti di una terra magica e generosa e le prelibatezze del cuciniere Antonio Ingrosso.

Antonio Ingrosso: ‘I Salentini’ a Milano

Scoperto solo negli ultimi anni dal turismo, il Salento ha conservato intatto il fascino mediterraneo di una terra piena di sole, mare e calore. La sua cucina è semplice e raffinata al tempo stesso, fatta di prodotti agroalimentari straordinari, di unicità di ogni genere. Da pochi mesi ha aperto a Milano un ristorante di cucina salentina: nel centralissimo e suggestivo quartiere di Brera, in fondo a via Solferino, si ritrovano le specialità e i sapori autentici della terra che si estende sulla parte estrema della Puglia. Anche lo stile del locale, semplice e raffinato ricorda le bianche strutture a calce delle abitazioni tradizionali.

Salentino originale

Due sono i soci che hanno fondato il locale, Francesca Micoccio e Antonio Ingrosso. E’ lui – che ama definirsi cuciniere –  la vera e propria anima del ristorante. Alle spalle ha una lunga tradizione e un’importante esperienza nel settore, che gli deriva dalla famiglia di ristoratori e pasticcieri di Sannicola, nel territorio all’interno di Gallipoli. Lì Antonio Ingrosso ha già due affermati ristoranti: la ‘Pizzeria Ragno‘, giudicata la prima del Salento e la trattoria ‘Santi Medici’, dove trionfa la tradizione culinaria salentina.

“Le materie prime che uso sono sempre di altissima qualità e rigorosamente originali salentine”, dice Antonio Ingrosso. “Dalle verdure selvatiche al pesce, dall’olio extravergine di oliva alla frutta agli ortaggi, tutto arriva direttamente dal laggiù, prodotto nel massimo rispetto della natura secondo le regole dell’agricoltura biologica. Il pesce proviene freschissimo direttamente dalla flotta peschereccia di Gallipoli, dai famosi gamberi viola all’intrigante salumeria ittica salentina: irresistibili la bresaola di pesce spada, il S. Daniele di tonno, la mortadella di bottarga”.

Prodotti del territorio

Verdure di stagione e primizie dell’orto sono ottenute da culture e sementi autoctone; non mancano poi le verdure spontanee, come le “paparine”, i teneri  teneri del papavero. Gli ingredienti della cucina sono tipici del territorio e fanno parte dei Presidi Slow Food come le fave bianche di Carpino, il caciocavallo podolico del Gargano, il capocollo di Martina Franca. Anche la cantina è una piccola cambusa che contiene di vitigni salentini e pugliesi, dal Negroamaro al Primitivo, al Bianco d’Alessano fino a vini autoctoni ormai quasi dimenticati, come il Sussumaniello.

Menu di tradizione

Il menu diventa così un’esperienza davvero unica, fedele alla tradizione ma aperta verso un nuovo modo di fare cucina del territorio, spaziando fra mare e campagna, secondo le stagioni. “I profumi e i sapori della tradizione locale sono rielaborati in chiave contemporanea, alleggeriti e raffinati,” prosegue Antonio Ingrosso.

“Dalle fave e cicoria alla minestra di cicorina selvatica con cotiche di maiale, dalle polpette al sugo della nonna con la ricotta schianta alla trippa o al fegato di pescatrice. E tante altre proposte ancora, dalle paste tradizionali ai contorni di verdure, tutti da provare e con una proposta diversificata e leggera – anche nel prezzo – per il pranzo di mezzogiorno. Infine per concludere, come dessert le classiche leccornie locali, dal pasticciotto allo spumone, ai fichi mandorlati e tostati con ripieno di mandorle e cannella”.

Da “I Salentini” ogni sapore, profumo, oggetto, trasmette il calore e la bellezza di quel remoto angolo di Puglia. E per il pubblico milanese che vuole portare anche a casa un po’ di sapori salentini, all’interno del locale c’è una piccola dispensa dove è possibile acquistare specialità tipiche salentine, come vini, olio e prodotti da forno.

 

 

Ti potrebbe interessare anche:

Salumificio Santoro: il capocollo di Martina Franca

Severino Garofano: narratore della tradizione salentina

Alla scoperta del Salento nascosto